mercoledì 2 dicembre 2009

Arco della discesa del tempo 03

Mi chiedo cosa significhi essere.
Atterro leggiadro, in punta di piedi. Buttarsi da un burrone ed aleggiare fino al pavimento ti dà la sensazione di essere poco reale.
In fondo sentirsi belli saldi, piantati al terreno, ti dà la sensazione di essere reale.
Siamo costretti a rimaner piantati all'entità sotto ai nostri piedi formata da lava, terra ed acqua.
Miliardi di persone sono convinti di essere reali grazie alla terra, quest'enorme massa di roccia che vaga nella galassia; noi siamo vivi e reali grazie ad essa. Quasi fosse il nostro Dio.
Eppure ora plano, ignorando spudoratamente il richiamo della divina gravità.
Poi atterro, e le mie riflessioni scoppiano come bolle di sapone. Torno alla realtà.
Gli altri due mi stanno aspettando. Ci troviamo in una stanza grigia e spenta fatta con mattoni di pietra perfettamente quadrata, con i soliti grotteschi pittogrammi greci. In alto c'è il nulla; il soffitto non serve se la gente va e viene volando. Non ci sono sorgenti di luce, eppure siamo capaci di vedere. Un flebile rumore ritmico agisce da sottofondo.
In questa stanzetta si trova una porta a due ante di pietra.
Adoro il simbolismo delle porte; indicano sempre un passaggio di stato. Come il passaggio dall'ignoranza all'illuminazione, dalla vita terrena alla vita spirituale, da una stanza all'altra. Bando alle mie riflessioni, è tempo di andare avanti.
Il Guerriero prontamente tenta di aprire il portone, permettendoci il consueto passaggio di stato. L'anta fatta di pietra impiega giustamente il suo tempo per farsi aprire, io intanto curioso e sbircio per sapere cosa dovremo affrontare.
" Non so come la vedrete voi, ma a me appare una cosa piuttosto singolare. " Dico.
Siamo in una vasta sala di pietra quadrata, con pavimento e soffitto intatti. L'aria di antico e di polvere mi spinge a credere di trovarci sotto terra. Uno sguardo veloce mi informa della presenza di colonne e diverse statue, sia intere che rotte.
Sul soffitto di pura pietra sono scavate delle finestre che portano chissà dove, da cui proviene una forte luce chiara. Piacevoli raggi luminosi proiettano quadrati bianchi sul pavimento, stendendo un velo chiaro e trasparente; attraverso di essi, soffici granelli di polvere galleggiano nell'aria.
Muschio e licheni di un inconsueto colore rosso ricoprono le mura e le colonne. Ci troviamo in una classica rovina di qualche costruzione antichissima, o almeno il mio io mi consente di vedere quest'immagine. Mi chiedo appunto come la vedessero gli altri. Indago sulle loro espressioni che vagano dall'inquietata a divertita. Per l'appunto la Pietra Filosofale pareva particolarmente entusiasta.
" Ehi, che cosa divertente! Non mi è mai successo di arrivare in una stanza simile. " Disse la pietra filosofale.
La grossa area quadrata, senza nessuna via di uscita tranne la porta da cui siamo usciti e le finestre, era divisa in tre parti da un corridoio di statue animate.
Sculture dal corpo di uomo e testa di bue applaudono lentamente e meccanicamente all'unisono, creando un'atmosfera inquietante.
Il guerriero esamina la stanza con circospezione. " Non ci sono altre porte, dovremo salire per la finestra? " Chiede.
" Tu che dici? Sono troppo in alto, e di certo non possiamo volare di nuovo. Non avrebbe senso. " Rispondo io.
" Effettivamente.. " Riflette pensieroso il Guerriero Dorato " Se siamo finiti in questa stanza c'è un motivo. "
" Esatto! " Conferma sinuosamente la Pietra Filosofale, fin troppo divertita. " Dovete risolvere un enigma! "
Intanto le statue applaudono meccanicamente.
Fantastico, un enigma! Mi sono sempre piaciuti gli enigmi, ma qualcosa mi dice che non sono io in realtà a doverlo risolvere. Dopo qualche attimo di riflessione giungo alla soluzione, ma taccio.
L'unico che non ha capito è lui, Dorato, ma si sta impegnando. Provo quasi dispiacere e, nella pietà che provo, cerco di dare un messaggio velato. Un piccolo indizio.
Siamo in una stanza chiusa, l'unico indizio è una fila di statue grottesche che applaudono, bisogna vedere il tutto un po' fuori dal contesto, immagino.
" ..Sei mai andata al teatro, Pietra Filosofale? " Chiedo, appoggiandomi ad un muro. Lei si avvicina ed osserva la mia verga. A scanso di equivoci, odio i doppisensi, ragion per cui leggete seriamente e non ridacchiate. Le consegno il mio bastone e glielo lascio esaminare. Mentre con lo sguardo osservava annoiata il mio strumento, e per favore siate seri, mi risponde. " Certamente, tra queste stanze mi è capitato di imbattermi in un teatro. " " Ed hai assistito ad un'opera teatrale? "
" Maccerto~! Gli spettacoli che possono partorire dalle anime vaganti quaggiù sono assolutamente divertenti! "
" Oh, sono divertenti dunque? Hai espresso agli attori il tuo apprezzamento, comunque? "
" Assolutamente. " E qui sorride con una maliziosa complicità. " Ho regalato loro un meritatissimo applauso~! "
Il guerriero ascolta e ci guarda impietrito. Evidentemente ha capito, poveretto, ma sembra aver preso la soluzione in malo modo. Impallidito, riflette.
" Devo.. stupire il pubblico? Questi bovini!? " Chiede.
Devo, devo, devo. Già pensi alla tua persona? Immaginavo non fosse un enigma per me, comunque . Cosa c'è guerriero, ti vergogni? Devi metterti in mostra ed ammaliare il pubblico!
" Ma io non so fare niente! " Dice lui. Intanto l'applauso ritmico ci tiene compagnia.
" Non hai in mente una canzone da cantare? " Suggerisce Pietra ma, no, lui non ne ha.
" Non sai fare qualche giochino stupido? " Consiglio io ma, no, lui non sa farne.
" Andate al diavolo, perché dovrei fare qualcosa io!? Perché non voi? " Ci chiede urlando. Vorrei saperlo anche io, effettivamente.
Il Guerriero è nel panico, si copre il volto con le mani e si vergogna di non so cosa.
" Non sono preparato, non ne sono capace! Ma quale siparietto, ma quale spettacolo!! Non.. non è da Guerrieri! "
Spacca tutto allora, che ne so.
" Giammai! Assolutamente no, perché dovrei espormi in questo modo! " Sbotta e si rintana in un angolo. " Fatelo voi.. "
La Pietra Filosofale è disgustata. " Che cosa.. patetica! " Commenta.
I buoi sembrano averla sentita. Smettono lentamente di applaudire, riconoscendo la sconsolatezza della situazione.
I riflettori del sipario, la luce dalle finestre sul soffitto si spengono di colpo.
Cala il silenzio, interrotto ogni tanto dal "Bah!" del guerriero.
Infine, si sente un rumore pesante e basso; un passaggio si è aperto. Al centro della stanza si staglia un immenso pozzo.
Mi sorprendo, abbiamo risolto l'enigma ma esattamente al contrario di come credevo.
Una crepa in più nella corazza del guerriero.
Nemmeno la Pietra Filosofale si aspettava questa svolta. Infine dovevamo far smettere di applaudire le statue, non avrebbe avuto senso soddisfarle ancor di più.
Sono incuriosito però della reazione fin troppo umana del Guerriero Dorato.
" Vieni qui, timidone!! Deprimendo il pubblico hai appena conquistato il passaggio per la stanza successiva~!! Andiamoo? " Urla la Pietra.
Modi smielati a parte ha ragione.
Ci riuniamo tutti e, dopo pochi attimi di esitazione ci buttiamo.
Io lo faccio per ultimo, perché voglio ancora godermi l'aria antica della stanza.

Eroicamente, ci tuffiamo.



lunedì 30 novembre 2009

Arco della discesa del tempo 02

Proseguiamo.
Il guerriero dorato mi precede, i suoi capelli sembrano continuamente muoversi da una forza misteriosa, dato che non c'è un filo di vento.
Camminiamo, ed io lo osservo da dietro.
Ha un'armatura particolare, non ho mai visto un modello simile. Suppongo venga da una civiltà e cultura tutta sua, ma in ogni caso vicina alla passata epoca medioevale del mio mondo.
Gli spallacci sono la parte più possente dell'armatura; dritti e decorati con bassorilievi, hanno una forma che ricordano vagamente un drago.
Il petto è ampio, e dà una bella sensazione di impenetrabilità. Al di sotto si può intravedere una cotta di maglia, anch'essa dorata.
Ora che ci faccio caso, tutta l'armatura è a placche solide incastrate perfettamente tra loro.
Ha anche un mantello che svolazza casualmente; rosso e dorato.
" Da dove vieni, guerriero? " Chiedo io.
" Da nessuna parte, sono in continuo viaggio per salvare il mondo. "
" Che coincidenza, anche io sto intraprendendo un viaggio simile, ma per salvare solo una persona. "
" E' la strega? "
" No. Non è qui. "
" Molto bene, perché se fosse stata la strega sarei stato costretto a fermarti. "
Che fortuna allora. Quasi inciampo su una capra a tre teste, lei resta immobile. Mi guardo intorno e noto anche animali inconsueti, come uno squalo, immobile e sospeso nell'aria, o uno scorpione gigante.
Arriviamo nella bocca del cervo, e il guerriero estrae la spada.
La porta si apre automaticamente, ed io preferisco entrare per primo, nonostante le proteste del guerriero.
Mi ritrovo a discendere in una grotta, e non in una casa.
" Che posto è mai questo? " Si chiede il guerriero.
E perché non ti sei stupito così degli squali pietrificati? Proseguiamo e mi guardo intorno; la grotta ha ovviamente delle colonne greche, ma stavolta disposte in modo sensato e ordinato.
Le colonne ci accolgono come un corridoio, noi attraversiamo.
La grotta è illuminata da candele poste sulle pareti; sotto c'erano affreschi che raffigurano ipotetici uomini nerboruti dal volto di balene che sorreggono la reale candela.
Troviamo ovviamente deviazioni, come grandi portoni o altri corridoio praticamente infiniti ma, al diavolo, noi proseguiamo dritti, fino ad arrivare alla fine.
Alla fine di questo lungo percorso non c'era nulla a prima vista, tranne qualche pianticella inutile in grossi vasi ancor più inutili. Inutili per il nostro scopo, non voglio offendere vasai.
Da una colonna dietro di noi sbuca un'altra persona.
" Ehiii " Urla quella persona.
" Demonio! " Urla il guerriero.
Oh ma certo. La strega. Ovviamente la immaginavo diversamente, ma così è ok.
Si avvicina a noi con aria accogliente. Ha un volto sessualmente neutro, nel senso che non si riesce a capire dai lineamenti se è maschio o femmina. Indossa una tunica lunga nera, stretta attorno alla vita con un cinturone a cui sono appesi dei sacchetti. Mi ricordano le zavorre delle mongolfiere. La tunica ha le maniche lunghe, riesco a vedere a malapena le sue mani.
Lui, o lei, porta i capelli lunghi, o almeno con taglio femminile.
Niente trucco però, quindi a parte forse i capelli, non c'è nessun indizio verso la sua sessualità.
E la cosa ha completamente senso.
" Ovviamente vi aspettavo, ma non volevo cadere nella banale figura del cattivo che aspetta i suoi ospiti, dunque ho preferito entrare in un modo più dinamico. Favorite del tè? " Chiede lui.
" Per morire avvelenati? Giammai. " Risponde il guerriero.
" Per morire avvelenati? Giammai gne gne gne. " Scimmiotta di rimando il mago, o la strega.
" A me piacerebbe, grazie. " Dico io.
Nonostante la riluttanza del guerriero, quest'ultimo non agiva in modo esageratamente ostile. Ciò mi stupiva, non doveva uccidere la strega?
Veniamo condotti in una stanza che dovrebbe apparentemente funzionare da sala.
Noto ancora gli affreschi di uomini-balene, o donne-gatto, o bambini-lucertole. C'è un forte odore di spezie, e noto la cucina o laboratorio su un lato della sala, separato dal resto della stanza da una serie di vasi e piante.
Mi siedo su una colonna tagliata a metà, con un cuscino per ammorbidire. Apprezzo l'arredamento greco, non ho mai visto un posto del genere e mi va di godermelo appieno.
Si siede anche il guerriero.
Dopo qualche minuto, la strega ritorna con tazze di tè fumanti, con odori particolari.
Do un'annusata rapida per assicurarmi l'assenza di veleni a me conosciuti, prendo a bere.
" Demonio, vorrei conoscere il tuo sesso prima di decidere il da farsi. " Dice il guerriero.
" Sesso? Entrambi, o nessuno. Essere una strega di valore comporta anche questo. "
Annuisco e dico " Ma certo. L'ermafroditismo è la perfezione umana in alchimia. L'unione dell'oro e dell'argento, del sole e della luna. Arrivare ad essere un'entità con entrambi i sessi è semplicemente la perfezione magica. "
Mi guardano entrambi.
Continuo a bere. " No, non sono un mago né un'alchimista, né uno stregone. Ho studiato un po' di queste cose. "
Guardo la strega. " Piuttosto, come posso chiamarti? " " Chiamami Pietra Filosofale. "
Sbuffo, ma sorrido. Ovviamente è un nome piuttosto azzeccato, dato che ha la forma umana perfetta. " Come posso chiamarvi io? " Chiede lei. Dato il nome, preferisco riferirmi alla pietra al femminile.
" Lui sarebbe il Guerriero Dorato. A questo punto, chiamami Mago d'argento. Non sono un mago, e questo non è il mio nome, ma trovo così tante allegorie all'alchimia oggi che non posso non partecipare. In coppia con l'oro c'è l'argento, anche se dev'essere rappresentato da una figura femminile, io vado bene lo stesso. "
Il guerriero ascolta in silenzio. Lei sorride.
" In ogni caso, cos'è successo qui? Ho visto il paesaggio completamente pietrificato, mi chiedo cosa sia successo e se si può far qualcosa. Il mio amico " ed accenno al Guerriero col capo " è arrivato qui per porre fine a tutto. "
" Pietrificato? " Domanda il guerriero, interrogativo.
Pietra filosofale ride.
" Siamo in un regno particolare, non ha vera consistenza. Ogni persona che arriva, vede un paesaggio diverso. Tu vedi della pietra, ma il Guerriero Dorato vede altro. Possiamo chiamarla la discesa del tempo, perché il nostro modo di vedere, ed il nostro cammino cambia a seconda delle nostre esperienze passate. "
Il Guerriero chiede " E tu come vedi questo luogo? "
Pietra accenna ad un sorriso. " Io riesco a vedere questo luogo nella sua completezza, e soprattutto faccio parte di esso. Sono l'unica cosa oggettiva che gli avventurieri possono vedere. "
Guardo il Guerriero. Ha cominciato a sorseggiare il Tè, dando alla Pietra un po' di fiducia.
Ora che sappiamo che non è opera della strega, non ha più motivo di restare qui. Non deve salvare nessuno.
" Tuttavia, non potete andarvene. Siete venuti per uno scopo, ed in questo luogo avete la possibilità di raggiungerlo. "
Impiego qualche secondo per pensare al mio obiettivo.
Io voglio solo proseguire, quindi il mio obiettivo è raggiungere l'uscita. Non è molto difficile.
Non mi aspettavo che il Guerriero Dorato mirasse a qualcos'altro. Beh, tutti hanno dei segreti.
Dal marsupio che ho, nascosto dietro al mantello, estraggo un paio di ingredienti che ho raccolto saggiamente, e ne assumo un po' per concentrarmi meglio.
" Cos'è, Argento? Un ingrediente per le tue magia? " Chiede il guerriero.
" Hah! Molti la chiamano magia effettivamente, ma è solo qualche prodotto generico che mi aiuta a pensare. Bene, proseguiamo? "
" Strega, guidaci fino alla meta. Non provare a fare passi falsi, o ti taglierò la gola. "
Dopo vari preparativi andiamo, con la Pietra Filosofale, ad una delle porte che abbiamo visto prima, nella grotta.
" Non sarà facile, preparatevi. " Dice lei.
Figuriamoci, quante prove ho dovuto affrontare fin'ora, una più assurda dell'altra.
Ciò che mi preoccupa è il guerriero. Ho qualche dubbio sulle sue capacità. Temo oltretutto che sia conciato così solo grazie a questo posto, ma in realtà non è che una persona normalissima.
Cosa l'ha trasformato in questo modo?
Pietra apre la porta, e ci troviamo in una stanza perfettamente quadrata, con un grosso buco al centro. Tra l'altro il quadrato ed il cerchio sono i simboli base e perfetti di un cerchio alchemico, quale forma migliore poteva scegliere per andare avanti?
" Suppongo che dobbiamo buttarci in questa voragine. " Disse il Guerriero.
La Pietra Filosofale si tuffò con grazie, e qualche secondo dopo sparì tra le tenebre.
Esitiamo, ma per poco.
A dire il vero, non ho molto entusiasmo, quest'avventura mi lascia abbastanza indifferente.
Mi dispiace mostrarmi così apatico agli altri, però. Gli rovinerò l'avventura.

Eroicamente, ci tuffiamo.

giovedì 26 novembre 2009

Arco della discesa del tempo 01

Eviterò, come al solito, di narrare i metodi e le complicazioni del mio viaggio. Il modo in cui arrivo alle mie mete è noioso, anzi, aggiungerei un bel po' di mistero usando una velata e sbrigativa descrizione.
Sappiate che sono partito dalla mia solita e calda città, caotica ma accogliente al punto giusto.
E, sempre come al solito, non ho mai avuto idea di dove stessi andando. Ecco, sì, vi basta sapere questo.
La parte interessante comincia dal momento in cui capisco di essere in un posto nuovo, per me intendo. La consapevolezza diventa concreta dal momento in cui mi rendo conto di calpestare un terreno diverso, a cui non sono abituato.
Mi guardo in torno, ed inspiro lentamente. Ciò che amo percepire di più è l'odore dei posti nuovi; ma qui non c'è nessun odore specifico.
In ogni caso, proseguo. Mi trovo su un terreno erboso, ma completamente grigio. Gli alberi, la terra, le rocce, gli arbusti sono grigi, o bianchi, o comunque su quella scala lì.
Parlavo prima di calpestare un terreno diverso, no? L'erba è particolarmente dura e secca.
Senza girarci intorno, mi chino e tocco la prima cosa a portata di mano, un filo d'erba.
Come immaginavo, non c'è traccia della solita freschezza e naturalezza della natura, ma solo fredda secchezza.
Insomma, sto toccando della roccia. Mi alzo e miro il paesaggio; bel posto, un luogo pietrificato. Dopo tutto ciò che ho passato, immagino mi rimanga solo un posto completamente congelato. Ma non mi fermerò di certo a rimuginare sulle mie avventure passate. Mi dedico ad un'esame approfondito del luogo.
Come al solito mi rendo conto troppo tardi del cambio del paesaggio perché, prima di perdermi tra i meandri del mondo, smarrisco la via tra i miei pensieri. Avvolte capita di trovarmi qualche isolato dopo casa mia, avvolte mi ritrovo in un luogo pietrificato.
Faccio qualche passo indietro, per capire da dove sono venuto, e mi accorgo con un particolare stupore che un burrone mi precede. Accolgo la nuova scoperta come un invito a non indagare oltre. Do' uno sguardo in basso, poi all'orizzonte; è tutto grigio tranne il cielo.
Decido dunque di darmi una mossa e proseguire, sperando di trovare qualche novità nel cammino.
Non sto camminando solo su una distesa erbosa; il terreno aveva vari dislivelli, grandi rialzi, rocce ed alberi immensi con frutti ovviamente pietrificati. Mi rendo conto che il terreno su cui mi trovo è quasi una penisola, in confronto al burrone, e non mi resta che proseguire dritto, non avendo altre strade da percorrere.
Giungo ad un punto particolare; varie colonne mi accolgono in un corridoio senza muri. Più proseguo, più vado in contro a costruzioni antiche, mi viene in mente l'architettura greca intrappolata nell'infinito. In alto le nuvole scorrono, più veloci del normale, fa un effetto stravagante.
Non mi trovo in una città, né tanto meno una necropoli. Lo capisco dalla sistemazione degli edifici, delle colonne e così via: tutto completamente casuale.
Raggiungo ciò che la mia ignoranza suggerisce sia un tempio, e lì trovo una figura.
Un uomo rivestito da un'armatura dorata si riposava seduta a terra.
Questo mi guarda, e dice: " Salute, mago nero. "
Il suo approccio mi rende un po' perplesso, ma lo trovo comunque plausibile. In primo luogo, un uomo che va in giro con un'armatura dorata non può che rivolgersi agli altri usando un tema cavalleresco o fantasy. In secondo luogo, è mia abitudine andare in giro con un mantello ed una verga. Certo, è un'usanza particolare, ma ciò non significa che io sia un mago. Non possiedo alcun potere, tranne quello di estraniarmi dal mondo fisico finché non vado a sbattere contro qualcosa.
La verga è puramente naturale, l'ho trovata per caso in un viaggio, e mi ci sono affezionato. E' la compagna di viaggio a cui sono più affezionato. Per il mantello, qui si parla di gusti sia estetici che pratici, ed eviterò di raccontare come sono riuscito ad ottenerlo perché c'è un cavaliere che aspetta la propria descrizione.
Rispondo giustamente con " No, ti sbagli, non sono un mago. In ogni caso, salute a te. "
Mi guarda incuriosito e mi domanda " Siete forse un apprendista stregone, dunque? Vi vedo giovane. "
" Niente affatto, non lasciarti traviare dal mio aspetto. Piuttosto, cosa ci fai qui? " Dico io di conseguenza.
" Mi riposo. " " Beh certo, intendevo; che ci fai qui in questo luogo? " " Mi sembrava pratico e protetto, c'è sopra un tetto, ed io sotto un tetto mi ci trovo. "
Spazientito dico " Oh bé, comprendo. In ogni caso, sai, non so se hai notato che questo posto è completamente pietrificato. L'erba è di pietra, i sassi sono di pietra e roba così, no? Ora, non possiamo negare che è un ambiente piuttosto inusuale questo; e quando dico 'qui' ovviamente non posso riferirmi a questo posto preciso ma piuttosto all'ambiente, sai, quello pietrificato, perché è l'ambiente in sé ad essere strambo, non questa casupola o tempio. E quindi dimmi, dimmi, che ci fai in questo luogo particolare, non l'edificio, non a terra, ma in questo ambiente pietrificato dove teoricamente non dovremmo esserci? "
" Tu piuttosto, stregone, che ci fai qui? " " Santo iddio, sbaglio o ti ho ripetuto la stessa domanda per tre volte senza ottenere risposta? "
Il guerriero si alza, i suoi capelli lunghi biondi svolazzano al cielo. Guarda l'orizzonte con aria eroica e tiene la mano sull'elsa della sua lunga spada.
" Io sono il guerriero dorato. Il mio compito è far tornare l'armonia in questo luogo, trasformato da un'orrida strega. Qui il tempo è fermo, ma la strega non è riuscita a bloccare anche il cielo, in quanto sotto dominio del nostro signore. "
" Bene, ottimo. Io sono qui per caso, chiamami come ti pare, e mi andrebbe di aiutarti in quest'avventura. Potrei dire che non ho nulla di meglio da fare, ma suonerebbe un po' offensivo. Dove sei diretto? "
L'eroe si alza e prosegue il suo cammino. Io lo seguo.
Il suo atteggiamento stereotipato mi rende perplesso, pensavo non esistesse più gente del genere. Spalle larghe, petto all'insù, cammina deciso verso la meta che ha prontamente deciso.
" Come agirai quando incontrerai questa.. strega? " " La ucciderò, ovviamente. " " Molto bene, ma non sarebbe meglio chiederle di far tornare il tempo com'era? " " E' una strega, non lo farà perché è adepta del demonio. Il Signore farà tornare questo luogo com'era una volta che la ucciderò. "
Preferisco non commentare, e continuiamo. Gli edifici e le colonne antiche messi a casaccio si fanno sempre più intricati, ad un certo punto penso che facciano apposta da barriera. Ma ecco, lì c'è un varco, prontamente trovato dal guerriero. Oltrepassiamo, e vediamo.
Dinnanzi a noi c'è un'altra distesa d'erba grigia, con qualche colonna, ma c'è qualcosa di più sorprendente.
" Eccole, le creature della strega! Bestie infami e crudeli fiere! "
Assolutamente no. Varie creature sono sparse sul terreno, intente a fare quel che capitava.
Sono ferme, paralizzate. Rinchiusi nell'eternità, oh beati loro.
Le nuvole sopra scorrono veloci.
" Non c'è bisogno di combattere, guerriero. Non vedi che sono innocui come dei sassi? " Dissi io.
" Converrete però che sono demoni, non animali. "
Sono effettivamente animali particolari, anche se non sembrano feroci. Forse il fatto che sono completamente fermi aiuta molto.
" Stiate lontano, alchimista. Voglio prima accertarmi che siano realmente fermi e innocui. "
Ogni animale è bianco, purissimo, levigato perfettamente. Quale artista ha scolpito i loro corpi? E quale pazzo ha deturpato i loro volti? Non hanno un muso regolare, sembra piuttosto che qualcuno con un martello abbia ripetutamente colpito i loro marmorei volti.
Tutti a punta, inespressivi.
Un cervo immobile, in procinto di saltare ha il volto appuntito e rovinato. Guarda in alto, sarebbe una statua stupenda se avesse un volto.
" Santo cielo che abominio! " Urla il guerriero.
Mi volto, per vedere verso cosa stesse farneticando.
Effettivamente una ragione c'era. I vari cervi, lupi, uccelli e scoiattoli pietrificati acquistavano via via componenti sempre più inquietanti.
Si iniziava con lupi a due teste, per esempio, ma percorrendo il sentiero delimitato dal burrone si potevano incontrare masse sempre più informi con solo arti e corna.
Ecco infine un edificio. Anch'esso con una vena di particolarità non indifferente.
Un'immensa testa di cervo marmoreo spunta dal terreno, nella bocca si intravede un portone, sugli occhi si vedono delle finestre.
" A quanto pare abbiamo trovato la nostra strega. "

Eroicamente, proseguiamo.

martedì 24 novembre 2009

Arco del Castello di Ghiaccio 12 - Ending


Eccomi praticamente allo stage finale.
Probabilmente dovrò affrontare ciò che mi ha spinto a venire qui, ad appollaiarmi fuori dal castello, ad entrare, a scorgere qualcuno, a rompere il muro, e così via.
Dinnanzi a me c'è nessuno, e non mi guarda.
E' per te che sono qui, ti ho sempre intravisto, mi hai sempre chiamato.
Nessuno, tu, vuoto di niente, strega e me stesso.
Avevo bisogno di te, ho bisogno di te, come posso superare questo castello se devo affrontarti, se ti voglio, se non posso abbandonarti, diamine nessuno, ti voglio, non sono nessuno senza di te
Cammino e lo sfondale da prigione da castello di ghiaccio scompare, non esiste più, raggiungo l'essere essenziale, raggiungo nessuno nel suo habitat.
E' tutto nero, al diavolo il castello, siamo io e te.
Tu stai fermo, nemmeno mi guardi, nemmeno esisti, chi diamine sei devo capirlo, ed io mi inginocchio ed apro le braccia.
Vieni a me, nessuno, preoccupati di me, stammi vicino come hai fatto.
Sono venuto per te, perché ora non mi guardi?
Il nessuno ha più forma di quanto immagino; ha una sagoma ed un'esistenza, so che guarda, so che vive, ma non vive adesso, non è di fronte a me.
Chi ho davanti, nessuno?
Nessuno ho davanti, nessuno.
Allora urlo e ti dico, torna da me nessuno, perché non ci sei, perché non mi parli, perché, perché?
Ti voglio nessuno; poggio i pugni a terra, ho bisogno di te nessuno.
Perché tu non sei nessuno, qualcuno probabilmente sei.
Non sarei venuto qui senza di te, non sei nessuno, sei qualcuno, ma sei nessuno.
Nemmeno hai gli occhi, non mi guardi, nemmeno li possiedi quegli occhi, dove guardi sgualdrina, perché non guardi me, ti voglio, arriva, vieni, esplodi, fai qualunque cosa ma voglio che tu giaccia con me.
Il nulla mi circonda, ma ho un pavimento dove posso inginocchiarmi, c'è il freddo che mi uccide, non sono da nessuna parte, ma dove sono quindi?
Vedo solo nero e tu, nessuno, sei nero, scuro.
Sei la brina, sei del fumo, evanescente, scompari, ci sei, non riesco a capire.
Come supero il castello senza di te? Devo farlo, senza di te.
Ma tu non guardi nessuno,



perché?



Soffio, sbuffo fumo bianco.
Soffio, ergo sono.
Sono, ergo vivo.
Nessuno, tu sai soffiare? Faccio leva su tutto il mio autocontrollo, mi guardo intorno, sono ancora nel castello.
Respiro profondamente, respiro lentamente, e vado. Stavolta corro.
I muri cedono e scompaiono, sotto di me si allarga il vuoto ed il nero.
Sono nel nulla e rivedo nessuno. Continua a non guardarmi.
L'apatia del muro da rompere, me la ricordo. Probabilmente sono arrivato nel castello in cerca di distrazione, e lui mi ha aiutato. Cercavo di evadere i miei sentimenti, ed ho avuto la grazia.
Poi l'ho ricevuta. Rispedita al mittente. Tutti i sentimenti a cui non ho più badato.
'Fanculo figlio di puttana, troia, sguattera. Nessuno non bada più a me.
Resisto, stringo i denti, cerco di non vomitare tutte le mie emozioni.
Quasi rimetto, praticamente esplodo, ma no, non posso, resisto. A bocca chiusa, guardo il mio nessuno.
Avanzo e lo raggiungo, lo sfioro col volto. Ma lui è evanescente, non esiste, è qui ma allo stesso tempo è dappertutto. Lo sfioro lo stesso.
Estraggo la spada e la punto contro nessuno. Me ne rendo conto tardi, ma in mano ho una pietra di ghiaccio.
Inspiro e lancio la pietra contro nessuno. " Al diavolo! " urlo.
Ma non è l'approccio giusto, evidentemente. La roccia si infrange contro il nulla, e tutto si rompe. Nel silenzio del vuoto esplode un fragore insopportabile. Il nero che mi circonda cade a terra, a pezzetti, come se la realtà che mi circondava non fosse stata altro che un vetro nero.
Ora però sono nel bianco, ancor più vuoto. Non ho cambiato posto, ho solo cambiato modo di percepire il luogo.
Inveire non serve per ciò di cui ho bisogno.
Nessuno continua a non guardarmi, ed io lo fisso. Prima con rabbia, poi con dolore, con tristezza, con pietà, con amore, con ammirazione, con trepidazione.
Cos'ho visto fuori al castello?
Cerco di concretizzare, non nessuno, bensì qualcuno. Stessa faccia della stessa medaglia.
Quasi si delinea il volto di una ragazza. Mi innamoro.
Intravedo i lineamenti di un uomo di mezz'età, con i baffi. Lo odio.
Il profilo di una donna severa, con un libro, appare appena. Ho paura.
Tendo una mano, ed il nessuno evapora, come sbuffi di vapore, o di farina, o di piume o bolle di sapone.
Socchiudo gli occhi; devo affrontare queste persone, a che serve il castello?
Sono fuggito forse da loro?
Guardo a terra.
Che futilità; un castello mi ha accolto perché avevo paura, provavo rabbia, che ne so.
Un castello mi ha cullato, ed in preda a non so cosa, ho vaneggiato, sono esploso e ricomposto.
Un castello mi ha messo alla prova, mi ha fatto sputare sangue per i miei errori.
Ma niente di tutto ciò ha avuto un senso materiale.
Perché, castello, mi hai riportato indietro? Non dovevi accogliermi?
Sì, probabilmente rinfacciarmi qualcosa era il modo migliore di farmi rendere conto.
Rendere conto che dovrei smetterla.
Forse.
non saprei.

Alzo lo sguardo, sono per strada. Le macchine viaggiano frenetiche, l'aria è irrespirabile, le persone scorrono senza fine.
Sono tornato qui. Niente effetti speciali, niente sangue, niente roba figa. Solo io ed il vero, circondati da qualcuno. Mi serve il nessuno. Al diavolo, torno a casa.
Lo smog aleggia per le strade. Non esiste il silenzio, le voci di centinaia di persone si fondono insieme e diventano un unico sottofondo. Come l'inesistente rumore della goccia che cade diventa un fragore quando è accompagnato dagli altri con la pioggia. Sento le persone fisicamente che mi sfiorano, mi toccano, sbattono contro di me. Le persone puzzano, o profumano. Hanno la loro essenza, loro esistono. Mi toccano, io sbuffo e, sì, noto che esisto anch'io.
Sento un cane abbaiare, sento un venditore ambulante urlare ai quattro venti i propri prezzi stracciati. Negozi espongono mercanzie dalle dubbie qualità ed utilità. Esistono.
Mi incammino, e mi dirigo laggiù, da qualche parte, per concretizzare qualcosa che niente mi ha detto.
Si muore dal caldo, comunque.

Leggiadro, proseguo.












domenica 15 novembre 2009

Arco del Castello di Ghiaccio 11

Mi enuncio alla nuova stanza, alzandomi. E' ora di smettere di strisciare.
Do' uno sguardo alla terza prova ed al nuovo ambiente.
Decisamente più reale e crudo, non c'era più né azzurro né bianco attorno a me, ma solo un nudo grigio.
Sta volta sono in un corridoio, posso proseguire andando dritto. Vedo il portone di fronte a me, in fondo, e noto delle scale. Sono sicuro che la strada è quella, ma allora dov'è il trucco?
Mi appresto a proseguire, e noto che ci sono delle porte nel corridoio. Dove porteranno?
Molte sono chiuse, altre semichiuse. Non ho il tempo di controllare, ma se la porta giusta fosse una di queste?
Sento delle risate, qualcosa si nasconde dietro quelle porte.
Che cosa invitante, ma non posso fermarmi. Proseguo. Il corridoio è più lungo di quanto mi aspettassi, e la mia sete di informazioni mi disidrata.
Ma certo, sta volta devo pagare la curiosità che mi ha spinto ad aprire un varco nella sala da pranzo.
Le risate si fanno più forti, io proseguo e guardo dritto, non devo distrarmi.
Questi rumori quasi mi soffocano, sembra di vederli. Ridono, giocano e mi vogliono.
Ma al contrario, non devo lasciarmi persuadere. Le prove precedenti avevano come penalità la morte. Sono sicuro che lasciarsi abbandonare alla curiosità sarebbe implicitamente mortale.
Sento bussare alla porta più avanti, mi viene da dire "Avanti!" ma lascio perdere le battutine. Cammino, sono a metà del corridoio.
Però ecco che arriva l'infamia. Se non fossi così sicuro che sia un tranello, agirei diversamente. Ne sono sicuro?
Gridano e bussano alla porta alla mia sinistra.
Gridano, sul serio. Straziano le mie orecchie.
- Aiuto!! Aiuto, sto morendo. Aiutami!! - Dicono. Intanto cercano di aprire e sbattono contro la porta. La danno a testate.
Certo, raccontane un'altra.
- Oddio, mi stanno uccidendo, salvami, salvami, aaaaaahhh! - Sta volta la voce è femminile. Mi viene un morso al cuore. Se fossero persone vere, starei facendo una cosa orribile.
Dove vanno tutte le persone che si perdono nel castello e che non riescono più ad uscirne?
Restano qui?
Continuo e distolgo lo sguardo, non manca molto.
La porta successiva è semi aperta, ed addirittura un braccio femminile esce fuori, sinuoso, curato. Completamente bianco, e le unghie colorate di rosso.
- Resta qui con me, ragazzo. Non preferiresti giacere con me per sempre? Sei l'unico, sei perfetto, avanti, vieni. - dice l'entità.
Io proseguo, anche se un po' tentato. Dannata, lei non mi sembra una prigioniera.
Chi sono tutti questi demoni? Proseguo intanto, ho raggiunto il traguardo.
L'ultima porta emette un rumore bestiale; è di vetro, riesco a vedere all'interno.
Guardo e c'è la strega che mi rinchiuse tempo addietro, nel suo cappotto di pelliccia, bellissima, tutta bianca. Accucciato dietro c'è la bestia guardiana di qualche stanza precedente, che scodinzola beata.
- Resta qui, caro. So cosa vuoi, tu vuoi sapere la verità. Non c'è nemmeno bisogno di aprire, voglio solo togliermi questa soddisfazione. Voglio vedere il terrore nel tuo volto. Appena saprai tutto, desidererai non esser mai stato qui. -
Al diavolo, raccontane una migliore. Proseguo, dopo due passi sono arrivato al traguardo.
Un'esplosione di urla mi inveisce, mi insulta, impreca, urla e mi chiama.

Leggiadro, ignoro.

sabato 14 novembre 2009

Arco del Castello di Ghiaccio 10

La prima cosa che noto è il mio alito che non si enuncia più sotto forma di fumo.
Insomma, fa meno freddo.
Il pavimento e le mura hanno assunto un tono più grigio, più realistico. Sembra di stare in un castello in cui fa freddo, non più in una costruzione di ghiaccio.
E' ancora una stanza rettangolare, niente finestre, di fronte a me, lì in fondo, potrebbe esserci un porta. Dico potrebbe perché la stanza è particolare, e mi impedisce di vedere.
Faccio qualche passo in avanti e guardo in alto.
Il soffitto si abbassa, fino a quasi raggiungere il pavimento. C'è almeno mezzo metro di spazio per poter passare dall'altra parte, strisciando.
Ma certo. La presunzione.
Prima di inveire come un pazzo contro il castello, delirai contro l'acqua credendola umana.
Quindi il castello mi chiede di strisciare, certo.
L'abbassamento del soffitto è graduale; la stanza è molto lunga per cui la discesa non è netta ma quasi dolce.
Inciampo da qualche parte ed atterro su un meccanismo a pressione, solo il diavolo sa chi ce l'ha messo, ma immagino che in realtà sia esteso da qui fino alla porta. Non potevo evitarlo.
Sul liscio soffitto sotto cui dovevo passare appaiono, amorevolmente, centinaia di lame e chiodi, e si concentravano particolarmente sulla parte più bassa, dove sicuramente avrei potuto toccarle con la schiena. Certo che potevano evitare di mettere le lame in alto, dove non potevo toccare.
Ecco che mi rifaccio male. Che cosa seccante; sono ancora in tempo per andarmene e restare a crogiolarmi da qualche parte nella mia solitudine.
Mi chino e procedo.
Questa situazione mi ricorda una maestra che avevo decine di anni fa. Teneva d'occhio il mio comportamento, ed ad ogni mia scorrettezza me la faceva pagare.
Intanto proseguo.
Non era per cattiveria, mi diceva. Dovevo imparare che ogni mia azione ha una conseguenza, ogni mio comportamento si imprime nella mente degli altri. Dovevo essere una persona retta.
Sento le lame sulla schiena, ma continuo.
Le persone possono vendicarsi per il mio comportamento, ma non posso essere sempre gentile o cortese. Devo capire quando essere cattivo e quando devo essere buono.
I chiodi si conficcano nella pelle, fa un male cane, ma non demordo, non manca poco. Striscio.
E' quasi claustrofobico; sembra di essere in un tunnel di lame, se torno indietro sarà peggio.
In ogni caso, lei diceva che le persone possono aiutarmi. E se succede, non devo essere ingrato.
Se una persona offre il suo aiuto, non devo rifiutare, né devo maltrattarla.
Sono quasi arrivato.
Nella vita devo essere umile, ecco cosa. Mai vivere nel fragore di se stessi, ci rende solo sordi.
La mia testa sbatte contro un muro. La mia corsa dolorosa è giunta al termine, di fronte a me c'è solo pietra.
Il castello mi ha ospitato, ed ora mi sta insegnando? Possibile che abbia una sua coscienza?
- Scusami di tutto. E grazie. - Dico.
E il muro si apre; era una porta evidentemente.
Sento il sangue scorrere ovunque, spero che le ferite si rigenerino.
Respiro profondamente e mi decido.

Leggiadro, ed umilmente, proseguo il cammino.

mercoledì 11 novembre 2009

Arco del Castello di Ghiaccio 09

Immaginiamo che questo castello sia reale solo per me. In questo momento.
Teoricamente esiste per tutti, ma per ognuno ha una sua forma ed una sua conseguenza.
Come sono arrivato qui? Le prime volte era sotto forma di sogno, o trance. Mentre dormivo, mi ritrovavo rinchiuso qui. Ok? Ok.
Poi, immerso nei miei pensieri angosciosi, mi ritrovo quaggiù, camminando.
Cos'è questo castello?
Posso solo fare ipotesi; potrebbe essere una prova, una sfida, un conforto, un aiuto, un omicidio, una mazza, un silent hill freddo e congelato, una deflagrazione multicolore, chi lo sa.
In questo momento mi sembra più una prova, o un conforto. Un luogo dove potevo stare, ma io ho fatto lo stupido.
Avevo sbalzi di umore, ho rotto un po' tutto.
Dico questo perché quando ho aperto la porta ed ho visto cosa c'era, subito m'è venuta in mente la possibilità che possa essere una prova di riscatto verso l'accoglienza che ho avuto.
Chi era la strega che mi rinchiuse qui?
In ogni caso, qual'è l'ultimo sentimento, tra gli sbalzi d'umore, che ho avuto?
L'ira, giusto? Sì, l'ira, l'ira. Ha proprio senso, quest'ipotesi. Sembra che io debba riscattarmi, dimostrare che sono capace di fare il contrario di ciò che ho fatto.
Fisso la belva e, a sua volta, la belva mi guarda.
Devo mantenere la calma.
Assolutamente.
Guardo il bestione, è una specie di orso, o di lupo, o di leone, non so dirlo perché non è propriamente una bestia vivente. Non so se avete presente quei leoni di marmo, o di pietra, o non lo so, che i cinesi che piazzano al di fuori dei loro templi o altre costruzioni del genere.
Sì dai insomma. Belve giganti, completamente bianche, fantastiche, bellissime, simmetriche, fantasiose.
Scodinzola; la bestia ha una coda. Ha il corpo liscio, praticamente felino, stupefacente. Ha le spalle larghe, è più grande di me, le unghie grattano il terreno. La testa è grottesca, una maschera maccheronica. Occhi grandi, di pietra bianca, roteano e mi fissano.
La bestia mi fissa, non si muove ma forse è perché non mi sono mosso nemmeno io.
Dalla sua bocca esce del fumo, sarà aria condensata.
Lei, signora mia, bestia prepotente, somiglia proprio all'incarnazione della mia ira.
Faccio un passo, lei si alza.
Mi scosto, guardo aldilà e vedo un'altra porta.
Faccio altri due o tre passi, la belva è ancora distante. Lei, sì, lei si alza e si avvicina; la signora sembrava calma, ma ora mi ruggisce.
Faccio un passo indietro, lei non si muove, mi ringhia. Provo dunque a raggiungere l'altra porta, e lei ancora apre la bocca e grida. Sembra una ciminiera di aria condensata.
Cammino ancora, afferro l'elsa della spada e provo a star calmo. Mi sto cagando addosso.
La belva si protende in avanti, allarga le zampe e mi abbaia, mi ruggisce, fa bordello, mi rompe i timpani. Lei, alta almeno due metri e mezzo non vuole che io passi, ma cammino ancora.
Sono a due passi da lei, mi scosto un po' e tengo la spada dritta di fronte a me per, tipo, difendermi. Lei scopre i denti e quasi mi morde. Riconosco il mio cane, quando difende le sue cose.
Poi mi ulula in faccia, sento il calore vuoto e spento del suo alito arrivarmi in faccia. Sento il pavimento tremare, la bestia odia, è rabbiosa, non sbava solo perché non ha saliva.
Cala un attimo di silenzio, accompagnato in realtà dal suo cupo ringhiare. Ce l'ho di fronte, dietro c'è la porta. Lascio perdere la spada, scosto la creatura e raggiungo la mia meta a balzelloni.
lei non mi insegue, ma ulula e fa casino.
La rabbia alimenta altra rabbia, ma questa è solo paura.
Avevo paura?

Leggiadro, apro la porta.